Non mettere mai una Peste d’acqua nel tuo acquario

I fondali marini, fluviali o lacustri che siano, offrono a chi si immerge paesaggi meravigliosi: con mille sfumature di verde, nelle acque dei nostri mari e dei nostri fiumi esistono boschi o prati sommersi.  Alcune di queste piante acquatiche nascondono però un pericolo per l’ambiente. È il caso dell’erba acquatica Lagarosiphon major, conosciuta come Peste d’acqua arcuata o arricciata per distinguerla dalle sue consorelle altrettanto “pestifere”. Una delle tante specie aliene che hanno viaggiato e si sono diffuse ad opera dell’uomo al di fuori del loro areale originario costituito in questo caso dai corpi idrici dell’Africa meridionale, in particolare di quelli di montagna.

Un alieno che dagli acquari ha invaso laghi e fiumi

La sua diffusione fu favorita dalla facilità con cui poteva essere coltivata e dallo sviluppo della passione per gli acquari. All’inizio i nostri acquari erano popolati principalmente da pesci d’acqua fredda o temperata le cui vasche potevano essere stupendamente ornate da ciuffi di Peste d’acqua arricciata che si sviluppava rapidamente, creando un ambiente quasi naturale per i pesci, e produceva per fotosintesi grandi quantità di ossigeno oltre a riciclare le sostanze di rifiuto presenti nell’acquario.

L’Elodea Canadensis è una pianta acquatica della famiglia delle idrocaritacee. Vive nell’acqua dolce completamente sommersa, per cui viene spesso scambiata per un’alga

Grazie al passaparola e al passaggio di mano in mano il Lagarosiphon viaggiò di vasca in vasca, finendo anche nelle fontane di molti giardini e da lì passò in qualche stagno o fosso iniziando una vita libera e occulta fino a quando qualcuno non si accorse che si stava moltiplicando in modo preoccupante.

Pur non potendo riprodursi per via sessuata come nei suoi luoghi d’origine perché casualmente ne era stata importata soltanto la pianta femminile, la Peste d’acqua arricciata ha i fusti che si spezzano facilmente ed ogni frammento ha la possibilità di crescere e radicarsi e dare origine ad una nuova pianta. In breve tempo ha cominciato a creare problemi alle altre piante acquatiche formando estese e dense comunità monospecifiche, spesse anche 2-3 metri, in grado di alterare fortemente l’ecosistema acquatico con conseguente perdita di biodiversità. Ad esempio, nel Lago di Garda la massiccia espansione del Lagarosiphon ha verosimilmente determinato la scomparsa di una rara specie di ranuncolo acquatico (Ranunculus circinatus) dalle sue acque. Tutto ciò avviene perché le fitte comunità di questa specie bloccano la luce impedendo alla vegetazione sottostante di crescere con conseguenze sulla fauna acquatica, in particolare sugli invertebrati. Paradossalmente la sua capacità di produrre ossigeno, considerata benefica, può elevare a tal punto il contenuto di questo gas nell’acqua da modificarne le caratteristiche chimiche aumentandone il pH a valori incompatibili con la vita di molti organismi. Per non parlare dei danni economici che causa ostruendo canali e ostacolando il passaggio delle imbarcazioni. Per fortuna sembra non sopportare temperature superiori ai 25 °C e inferiori ai 10, il che ne limita naturalmente la diffusione.

Come contenere la pestifera invasione

Inserita nell’Elenco delle Specie Invasive Vegetali ed Animali di Rilevanza Unionale (Regolamento UE 2016/1141), è soggetta a misure di rilevamento precoce ed eradicazione rapida; il commercio è inoltre proibito. Tuttavia i sistemi di controllo in natura sono costosi e poco efficaci per la facilità da parte della specie di riprodursi a partire da pochi frammenti. Anche i tentativi di lotta chimica mediante erbicidi furono scoraggiati perché si finiva per eliminare anche specie indigene e i pesci. E la lotta biologica mediante carpe erbivore ha dato risultati insoddisfacenti: le carpe preferivano le nostre “erbette” nostrane, assai più tenere. 

In questa lotta impari la differenza possono farla i cittadini, specie i pescatori: possono mettere in atto una serie di misure utili a contrastare la diffusione del Lagarosiphon facendo attenzione a non disperderne i frammenti che possono rimanere attaccati alle imbarcazioni o a lenze e retini. Strumenti che vanno puliti sempre accuratamente in zone lontane dall’acqua, possibilmente asciugate ed esposte al sole che seccherà e renderà inoffensivi i pezzetti di Peste d’acqua.

Dovrebbe essere impossibile acquistare questa pianta per gli acquari, ma in internet è possibile imbattersi in siti che la propongono come pianta ossigenante o per fitodepurazione. Ovviamente non va acquistata!

Il Ranuncolo circinnato è una pianta acquatica della famiglia delle Ranunculaceae, comune nelle acque stagnanti

Carta d’identità della Peste d’acqua

Ma come riconoscere questa pianta così dannosa per il nostro ecosistema? È un’erba acquatica con sottili fusti cilindrici (diametro 2-3 mm) sommersi, a forma di “J”. I fusti si fissano al fondo per mezzo di radici e rizomi che si diramano nei sedimenti rendendo ancora più difficoltosa l’eradicazione della pianta. Possono raggiungere anche 5-6 metri di lunghezza e sono rivestiti di foglie lineari, traslucide, verde scuro, lunghe 20-30 mm. Le foglie nella parte inferiore del fusto sono distribuite a spirale mentre nella parte superiore sono riunite a gruppi di 4 o più, così da conferire alla parte apicale una forma compatta a manicotto che facilita il riconoscimento della specie.

In primavera producono piccole infiorescenze bianche, che galleggiano in superficie. Gli ambienti che preferisce sono i fiumi a corso lento, gli ambienti lacustri, stagni e zone umide in genere. L’acqua però deve essere sia fresca che limpida, perché la specie ama la luce.  Non solo pestifera, dunque, ma anche esigente!

Testo a cura di Angelo Mojetta

Angelo Mojetta, biologo marino, subacqueo e giornalista.

Dopo varie esperienze come ricercatore, ha iniziato a collaborare con riviste e periodici naturalistici e subacquei (AQVA, Oasis, Sub, Airone, National Geographic) e reti televisive. Autore di oltre 300 articoli e una cinquantina di libri, dedicati al mondo delle acque. Nel 2012 per la sua intensa attività in favore dell’ambiente marino ha ottenuto il prestigioso Tridente d’Oro dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee.