La bella Lantana, che decora i giardini ma intossica il bestiame

Una pianta dal verde intenso con piccoli fiori delicati e colorati dal rosa al giallo, dal bianco all’arancione fino al rosso, raggruppati in mazzetti che sembrano bouquet da sposa. La si trova in giardini, aiuole, siepi, fioriere e incolta in natura. Ha anche un bel nome che suona come una ninnananna o una filastrocca per i piccini: Lantana camara. Ed è presente ormai ovunque nel nostro Paese tanto che in molti pensano che sia indigena. E invece è una pianta altamente invasiva che si appropria rapidamente dell’ambiente in cui nasce o viene trapiantata. Resistente e facile alla colonizzazione di nuovi ambienti, ha un posto d’onore nell’elenco delle 100 specie esotiche invasive più dannose al mondo. Infatti la bella Lantana ha colonizzato Africa, India, Sud-est asiatico e Australia in brevissimo tempo. E in Italia la situazione non è migliore, tanto che ormai da anni è radicata sul nostro territorio ed è in continua espansione.

Una pianta tossica per piante e bestiame

Resistente al caldo e amante del sole, la Lantana è una pianta perfetta per le nostre lunghe, aride e assolate estati. Come un perfetto alieno invasivo, questo arbusto possiede semi che attecchiscono e germinano rapidamente, senza bisogno di troppe cure. Spesso contribuiscono all’infestazione trasportando i semi altrove. Inoltre la Lantana non teme il fuoco: è resistente agli incendi ed è una delle prime specie a colonizzare aree bruciate.  I suoi rami crescono intrecciandosi e creando un groviglio di foglie e fiori che blocca il passaggio della luce del sole e ostacola la crescita di altre piante sul terreno sottostante, tanto che spesso la sua presenza impedisce la rigenerazione naturale di specie indigene. Se presente in alte concentrazioni la Lantana è anche tossica per il bestiame.

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La Lantana camara si insinua negli spazi verdi ostacolando la crescita di altre piante

Vivaisti, giardinieri e architetti del paesaggio in prima linea per fermare l’invasione

La Lantana è così brava ad attecchire e crescere che tutti gli sforzi effettuati per estirparla sono risultati vani. Anche nel nostro Paese, in molte aree, anche protette, questa pianta è ormai diventata parte del patrimonio floristico perciò dovremmo abituarci a conviverci senza però diffonderla ulteriormente. Pertanto si consiglia assolutamente di non acquistarla e di non utilizzarla per abbellire fioriere, terrazze, balconi, siepi e giardini, nonostante sia facile da mantenere e abbia fioriture vivaci e ornamentali. I vivaisti dovrebbero evitare di commercializzare, scambiare e importare tutte le diverse varietà ornamentali in commercio al momento. I giardinieri e gli architetti del paesaggio dovrebbero scegliere specie indigene meno pervasive per le loro opere d’arte naturali. Si possono utilizzare altri fiori “nostrani” per decorare aiuole e giardini, anche perché una volta piantata la Lantana è dura a morire. Inoltre le sue foglie aromatiche, quando vengono sfregate, rilasciano un odore intenso, sgradevole all’olfatto, che contrasta con le belle fioriture.

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La Lantana camara oggi è utilizzata come pianta ornamentale

La bella viaggiatrice che ama i Paesi caldi

Ma da dove viene questo arbusto che ha ormai colonizzato il mondo? Le sue origini sono centro e sud-americane. L’ambiente di provenienza rende la Lantana una pianta avida di sole, capace di tollerare il caldo intenso e resistente anche al vento. Dalle Americhe è arrivata fino a noi proprio per la sua bellezza e adattabilità rendendola una pianta ideale per giardinieri e vivaisti. La Lantana camara è un arbusto sempreverde della famiglia delle Verbenaceae. In Europa sono arrivate solo due specie di Lantana e da queste, col passare degli anni, sono stati ricavati molti ibridi, creando diverse varietà. Le foglie sono ovali-lanceolate, di colore verde pastello o scuro. Presentano sottili venature rugose al tatto. In Italia sono presenti diverse varietà, alte e basse, introdotte per scopi ornamentali. Di solito Lantana predilige terreni ben drenati ed esposti al sole. Fiorisce da maggio a ottobre. I piccoli fiori sono raggruppati in cime emisferiche all’estremità dei rami. Per non smentire la sua resistenza, pur essendo una pianta dalle caratteristiche “mediterranee“, l’arbusto può sopravvivere a temperature fino a -4°/- 5°C.

Testo a cura di Silvia Ricci

Silvia Ricci, naturalista, ecologa e conservazionista

Collaboratrice del MUSE, si occupa della cooperazione internazionale in Tanzania, della gestione del progetto “Udzungwa: una foresta per tutti” e dell’Associazione Mazingira.