In vacanza in un Paese esotico? Ecco gli “alieni” da non portare in valigia

Gli alieni sono tra noi? A volte sì, anche se non lo sappiamo. Possono essere nascosti nella terra sotto i nostro scarponi da trekking o nelle pieghe dello zaino, nella frutta che abbiamo infilato distrattamente nel borsone o in quel seme o quel bulbo che abbiamo nascosto in valigia perché appartiene a una bellissima pianta esotica che vorremmo far crescere nel nostro giardino. Possono essere invisibili o quasi, come i batteri nascosti in un pezzo di legno raccolto come souvenir o le larve di un insetto nella terra sotto i nostri bastoncini. Ogni volta che ci spostiamo, rischiamo di portare con noi – volontariamente o no – piante o animali che possono diventare, una volta atterrati lontano dalla loro zona d’origine, pericolosissimi invasori: anzi, specie aliene invasive.

Non solo aliene, ma anche invasive: cosa fare per fermarle

Non sempre le specie aliene creano disastri: pensiamo a pomodoro, patata, granturco, fagiolo, peperone, peperoncino e zucca, arrivati dalla lontana America fino all’Europa, dove Madre Natura non li avrebbe mai condotti, o almeno non così in fretta, e diventati la base della migliore cucina italiana. C’è però un 10-15% di queste specie, secondo il Delivering Alien Invasive Species Inventories for Europe (DAISIE), che causa gravi impatti sugli ecosistemi, oltre a pesanti perdite economiche. Queste specie non sono solo aliene, ma anche invasive, perché una volta introdotte si diffondono rapidamente, rispetto ai tempi naturali, e creano impatti tangibili su specie e ecosistemi locali. Nonostante siano solo una piccola percentuale, la loro scia distruttiva è impressionante: sono la seconda causa di perdita della biodiversità, dopo la distruzione di habitat, responsabili del 54% delle estinzioni di specie animali conosciute e di perdite economiche stimate in 12,5 miliardi di euro annui in Europa. Inoltre possono causare reazioni allergiche e trasmettere parassiti, malattie e patogeni pericolosi non solo per le specie selvatiche locali, ma anche per l’uomo.

Via Pagina Facebook @EnteParcoRegionaleVenetoDelDeltaDelPo 

Per questo, dovremmo stare molto attenti e informarci bene ogni volta che ci apprestiamo a viaggiare per il mondo, ma anche una volta tornati a casa. Prima di tutto, dovremmo fare una cosa semplice ma fondamentale: prima di partire, controlliamo bene i nostri bagagli, i nostri vestiti e le suole delle scarpe, pulendo ogni residuo di terra e scrollando bene tende e sacchi a pelo. Questo per fermare le introduzioni involontarie di alieni. Per quelle volontarie, invece, le regole sono diverse, ma molto chiare: dobbiamo documentarci bene prima di acquistare animali da compagnia o belle piante ornamentali e evitare di vendere, comprare o allevare specie invasive, anche se carine e di moda, né liberarle per alcun motivo nell’ambiente. Per saperne di più andate sul sito www.specieinvasive.it o sul sito del progetto Life ASAP.

Come sbarcano gli alieni

Oggi, con l’aumento degli scambi commerciali e dei viaggiatori in tutto il mondo, gli alieni potenzialmente pericolosi viaggiano in molti modi: valigie, aerei, navi, correnti marine, container. Clandestini nei cargo che trasportano legname, frutta e verdura, come i pericolosi scorpioni africani che sbarcarono a Malpensa nella primavera del 2004. Passeggeri abusivi in mercantili che caricano acqua nei porti di partenza e con essa flora e fauna marina che attraversa gli oceani. Nascosti in piante infestate come la zanzara tigre, ospitata nei “tronchetti della felicità”. Venduti come animali da compagnia, come nel caso di rettili, pesciolini tropicali, chiocciole giganti, pappagalli colorati e roditori dai simpatici musini. Allevati per sfamare i palati di buongustai, come la gustosa vongola filippina, introdotta nel Mediterraneo negli anni ’70, che ha quasi sterminato la nostra vongola verace. Incrostati sotto scafi di navi che portano a zonzo organismi marini come cirripedi, alghe, crostacei, spugne. Introdotti per la loro bella pelliccia e poi liberati nell’ambiente o sfuggiti, come la nutria che ha ormai invaso l’Italia. Gli alieni arrivano da noi in modi diversi, ma a volte si trovano così bene che non tornano più indietro e causano danni irreparabili.

Quando l’evoluzione è innaturale

Gli spostamenti di specie dovuti all’uomo non sono eventi naturali e non sottostanno alle rigide leggi dell’evoluzione e ai suoi lunghissimi tempi. In natura, le barriere naturali, come oceani, deserti e montagne, permettono agli ecosistemi di evolversi indipendentemente l’uno dall’altro. Le specie animali e vegetali al loro interno si adattano e co-evolvono in centinaia di migliaia di anni in risposta all’ambiente specifico che le ospita e alle altre specie ospitate, interagendo in delicati e complessi equilibri. Quelli provocati dall’uomo, invece, sono purtroppo processi artificiali rapidissimi (da pochi mesi a centinaia d’anni), che scardinano i fragili equilibri costruiti in migliaia d’anni e pongono a serio rischio gli ambienti e le specie che li accolgono.

Negli ultimi 30 anni in Europa le specie aliene sono arrivate a 12.000 con un incremento del 76%, mentre in Italia sono oltre 3.000 con un aumento del 96%. Una vera, inarrestabile invasione. Tanto che l’Europa il 22 ottobre 2014 ha pubblicato il Regolamento 1143/14 che illustra i comportamenti e le misure preventive e di lotta per 49 specie invasive di rilevanza europea, di cui 33 presenti anche in Italia. Le trovate tutte sul sito specieinvasive.it. Leggere l’elenco può essere il primo passo per diventare paladini della biodiversità!

Testo a cura di Silvia Ricci, naturalista, ecologa e conservazionista
Collaboratrice del MUSE e coordinatrice dell’Associazione Mazingira, si occupa di cooperazione internazionale ed educazione alla cittadinanza globale in Tanzania e Trentino e gestisce progetti di conservazione su base comunitaria.