In escursione non toccare mai questa pianta!

“… Nessuno può fermarli / attorno a ogni fiume e canale / il loro potere sta crescendo / sradichiamoli / dobbiamo distruggerli / penetrano in ogni città / col loro odore pesante e cupo / sono invincibili / sembrano immuni a tutti i nostri erbicidi… / Il possente Hogweed sta per vendicarsi”

Così cantavano i Genesis nel 1971. Ma cos’è Hogweed, gigante sterminatore che minaccia l’incolumità umana, iroso, invincibile e invasivo? La “creatura” altro non è che l’Heracleum mantegazzianum, o Panace di Mantegazza, una bella pianta dai grandi fiori bianchi che si aprono come ombrelli al sole d’estate e con i suoi fusti robusti e cavi, coperti di peli pungenti, può raggiungere i 5 metri di altezza. Questo gigante, oltre a danneggiare le altre specie vegetali, ha una particolarità: è pericoloso per l’uomo.

 

Se si incontra il panace: cosa fare e chi avvisare

Chi incontrasse il Panace, faccia dunque attenzione a non toccarlo! Le foglie, i fiori, i semi, il tronco e la radice contengono molecole fototossiche, derivati furocumarinici, che rendono la pelle ipersensibile alla luce solare. Se lo si tocca e ci si espone ai raggi solari o a raggi UV sono bolle e dolori! Infatti provoca ustioni della pelle, arrossamenti, rash cutanei, vesciche con lesioni anche permanenti. A contatto con gli occhi si rischia la cecità temporanea o persino permanente. I sintomi si manifestano solo dopo 24 ore dall’esposizione. Quindi, venendo a contatto con la pianta è bene lavarsi subito con acqua e sapone e evitare l’esposizione ai raggi solari almeno per 48 ore.

Chi lo avvista deve segnalarlo al Comune di pertinenza, scattando anche delle foto. L’avvertimento più importante è quello di tenere lontani i bambini dai luoghi in cui cresce. Per eradicare la pianta invece è meglio agire prima che fiorisca e produca semi. Agli agricoltori, ma anche a chi ha un giardino o un orto, sono consigliati sfalcio prima dell’estate e sradicamento, evitando di disperdere i semi maturi, bruciando i fiori, senza compostarli. Tutte le operazioni devono essere condotte utilizzando protezioni per evitare contatti con la pelle e con gli occhi.

Dal Caucaso all’Italia, il lungo viaggio del gigante verde

Ma come è arrivata da noi questa pianta aliena così invasiva?  In epoca vittoriana un esploratore inglese la strappò al suo ambiente originario, nel Caucaso, e la regalò ai Giardini Reali di Kew, per allietare orti e giardini inglesi. Ben presto, però, la pianta si sottrasse a questa prigionia forzata e si diffuse rapidamente, inselvatichendosi e colonizzando prati, corsi d’acqua, campi incolti e abbandonati, sia in pianura che in montagna. E da allora si sta espandendo nelle isole britanniche, in Europa centro-orientale e anche in Italia dove si è diffusa in Lombardia, PiemonteValle d’Aosta, LiguriaVeneto e Trentino. Viene considerata una delle specie aliene invasive più indesiderate.

La pianta, infatti, sembra nata per espandersi velocemente: è capace di produrre da 1.500 a 100.000 semi l’anno che si propagano con il vento e con l’acqua per lunghe distanze, conservando la capacità di germinare per 7-15 anni. È inoltre capace di auto-impollinarsi e la sua radice a fittone riesce a rigenerarsi con facilità. L’unico aspetto positivo? Dopo la fioritura la pianta muore.

In natura forma dense macchie che soppiantano la vegetazione indigena. Con la sua imponenza e le sue grandi foglie ombreggia le piante erbacee sottostanti causandone il deperimento e la scomparsa e, di conseguenza, l’erosione del suolo.

Testo a cura di Silvia Ricci, naturalista, ecologa e conservazionista
Collaboratrice del MUSE e coordinatrice dell’Associazione Mazingira, si occupa di cooperazione internazionale ed educazione alla cittadinanza globale in Tanzania e Trentino e gestisce progetti di conservazione su base comunitaria.
Fonti: 1, 2